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Si può considerare violenza ogni abuso di potere e controllo che si manifesta attraverso il sopruso fisico, sessuale, psicologico, economico. Questi diversi tipi di violenza possono presentarsi isolatamente, ma spesso sono combinati insieme, in modo che una forma di controllo apra le porte all’altra. Ciò accade soprattutto quando conosciamo chi usa violenza e siamo legate a lui da un rapporto affettivo (è il nostro patrner, nostro padre, l’amico di famiglia…). Anche nelle aggressioni subite da estranei tuttavia la violenza fisica si può accompagnare a minaccie, umiliazioni, limitazione della libertà di movimento.

 

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Come puoi aiutare Wima Onlus?

La Legge Finanziaria 2011 prevede la possibilità di destinare il cinque per mille delle proprie imposte a associazioni di volontariato e non lucreative di utilità sociale, associazioni e fondazioni di promozione sociale, enti di ricerca scientifica, universitaria e sanitaria, comuni e associazioni sportive dilettantistiche.
In base alla nuova formulazione del cinque per mille (legge finanziaria del 2011), questi sono i destinatari:
  1. Le organizzazioni non lucrative di utilità sociale,le associazioni di promozione sociale, le associazioni riconosciute che operano nei settori di cui l’articolo 10, c. 1, lett a), del D.Lgs n.460 del 1997;
  2. Gli enti di ricerca scientifica e universitaria;
  3. Gli enti di ricerca sanitaria;
  4. I comuni di residenza (sostegno alle attività sociali);
  5. Le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal CONI a norma di legge;
Nasce nel 2006 a titolo sperimentale, la normativa del 5×1000 che dà la possibilità al contribuente di destinare una quota pari a 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a enti non profit che rientrino nelle seguenti categorie: sostegno del volontariato, delle onlus, delle associazioni di promozione sociale e di altre fondazioni e associazioni riconosciute; finanziamento della ricerca scientifica e delle università; finanziamento della ricerca sanitaria.

per la tua sicurezza

la violenza

La violenza in generale è un’azione molto intensa che reca danno grave a una o più persone o animali e compiuta da una o più persone che operano sinergicamente. Col termine si indica comunemente l’azione fisica o psichica esercitata da una persona

[ youtube=http://www.youtube.com/watch?v=lLM4FPFp0n4]

Sifu khaled scrive…………..

Lettera aperta

           Qualche tempo fa, ho tenuto un seminario presso l’Università di Oxford. Il mio problema in quel momento era decidere quale argomento trattare per parlare del wing xun. Ho scelto di parlare di due temi fondamentali: essere pigri e sindrome di “oh, cacchio!”.
Il wing xun è una storia semplice, ma semplice non significa facile! I Gli Stranieri dicono che un uomo pigro è un uomo che senza dover lavorare e preoccuparsi, riesce a mangiare tutti i giorni. Uno così è in gamba, no? Bene, nel wing xun bisogna imparare a essere pigri. Pigro significa muoversi nel modo più economico, facendo il minor sforzo possibile, e per fare questo devi imparare a usare il tuo corpo in modo efficiente. In fondo cosa significa difesa personale? Innanzi tutto difesa del proprio corpo! Abbiamo un solo corpo e dobbiamo averne cura. Esempi dell’uso efficace del corpo sono l’uso del pugno verticale e la posizione IRAS della forma siu nim tao, in cui tutte le giunture, dalla caviglia al polso, devono essere unite, evitando il rischio di traumi alla colonna vertebrale. Praticando lentamente la forma siu nim tao alleniamo la posizione del “IRAS ” mantenendola a lungo e impariamo a creare una struttura corporea che utilizza al meglio il tronco, la parte più spessa e quindi forte del corpo umano. Così ogni azione sfrutta al massimo la forza del corpo attraverso il “tronco. Se pratico siu nim tao alleno tutto contemporaneamente, dalla posizione alla “molla” nelle spalle, alla precisione di ogni tecnica. Allenare la siu nim tao crea una struttura nel corpo impostata tecnicamente in modo corretto per essere pigri intelligenti, quindi economici. Con essa ascolto il mio corpo e sento addirittura se questa mattina sono andato in bagno o no!
Comprendere come essere pigri in modo furbo è un’altra cosa importante; per questo mentre alleno IRAS, un braccio esegue una tecnica sulla linea centrale chiudendo il gomito, mentre l’altro allena la “molla”. Siu nim tao insegna a essere pigro e a risparmiare tempo, perché in essa alleni più elementi contemporaneamente, il che aiuta sul piano della consapevolezza.
Si sente dire che il wing xun sia un sistema che usa molto i colpi di gomito, ma questo è un fraintendimento. In verità c’è un solo termine che si usa per indicare le varie giunture e che è traducibile come “gomito”. In questo senso il wing xun allena tutti i “gomiti” del corpo ad agire in modo coordinato. La parte più forte del braccio è quella in cui l’arto si connette al tronco. Per questo il pugno dell’altro braccio, quello che non colpisce, viene tenuto alto, per rinforzare questa parte che è la vera molla del pugno. L’IRAS invece allena la molla delle gambe. Imparare a chiudere i gomiti aiuta, attraverso un piccolo movimento del braccio, a creare una deviazione efficace con il minimo sforzo, utilizzando la linea centrale e una traiettoria diretta verso l’avversario.
Siu nim tao significa “eterna speranza”, a indicare che si tratta dell’elemento più importante del sistema wing xun. Un bambino impara più durante il primo anno che nel resto della sua vita. Questo perché la sua è una mente vergine, pronta a guardare alla realtà per quello che è. Questo è un messaggio applicabile alla vita e diretto anche a chi pratica le arti marziali da tanto tempo: nelle cose che ripeti ogni giorno, ogni volta devi ricominciare da capo, come fosse la prima volta; dalla parte opposta bisogna imparare a trattare una cosa che si affronta per la prima volta come se la si fosse sempre fatta. Altrimenti rischi di perdere il tempo della tua vita correndo dietro alle tue ansie e non facendo quello che devi.
Ognuno di noi è frutto di una serie infinita di condizionamenti. Il primo condizionamento è a livello genetico, perché quello che siamo deriva dalla fusione del patrimonio genetico dei nostri genitori. Nasciamo in un certo modo che non possiamo cambiare.
Dopo la nascita inizia un condizionamento da parte del mondo esterno e dei nostri genitori. Così, dentro di noi si formano i concetti di etichetta, regole e regolamenti e finiamo per reagire all’etichetta, alle regole e ai regolamenti e non alla realtà. “….perché mi guardano così male? Sto solo defecando all’angolo di una strada!”
Quando un animale si ammala, o muore o si autocura usando l’istinto, magari mangiando certe sostanze o non mangiando affatto; va nel bosco e ne esce guarito. Questa capacità istintiva è molto importante, ma noi non la sfruttiamo. Siamo animali, ma animali non “naturali”, con un cervello troppo complesso. Noi tutti siamo condizionati a vincere ma non a perdere: il disagio nella nostra esistenza nasce da questo. E’ qualcosa di quasi inevitabile, ma questo condizionamento non deve farci pensare in modo negativo: è meglio cercare in ogni situazione i punti che sono utili per andare avanti.
Per questo uso siu nim tao: non condiziono me stesso a movimenti inutili, non economici. Economia di movimento significa pigrizia intelligente, super furbizia, un atteggiamento trasferibile alla vita. Perché devo rischiare di perdere la mia vita a causa di condizionamenti stupidi?
Quale differenza passa fra un eroe e un idiota? Siamo in guerra e ti dico: “Prendi questo pugnale e assalta la trincea del nemico! “, e tu vai in mezzo al fuoco delle mitragliatrici. Se sopravvivi sei un eroe. Se muori sei un idiota. E sarete d’accordo con me che in una situazione così è molto facile diventare degli idioti morti. Qual è il guadagno?
Napoleone vuole attaccare Wellington e pensa: “Se lo attacco all’alba, lo prenderò di sorpresa e perderò solo un quarto dei miei uomini.” Nello stesso momento Wellington pensa: “E se Napoleone mi volesse attaccare domattina all’alba per prendermi di sorpresa? Lo anticiperò e così perderò solo un quarto degli uomini.” Così, al momento dello scontro, qualsiasi cosa venga decisa da Napoleone e da Wellington, un uguale numero di uomini perderà la vita. E’ una vittoria questa?
Reagire alle provocazioni per difendere il proprio onore non è stupido? Per imparare il wing xun devi imparare a essere un codardo. Se non puoi vincere, scappa, perché se sopravvivi può capitare una possibilità migliore di risolvere quella situazione, non se fai l’eroe.
Paura, sensibilità, difesa personale
Il sistema wing xun condiziona all’azione, non alla reazione: di fronte a un attacco non reagisco all’attacco, ma attacco l’attacco.
Il modo per allenare questa attitudine passa solo attraverso la paura. Quando alleni il chi sao stai allenando te stesso alla paura. Questa è quella che chiamo sindrome di “oh, cacchio”.
La nostra intelligenza blocca l’istinto e solo se riusciamo a trovare il giusto equilibrio fra questi due elementi potremo sviluppare al massimo le nostre potenzialità. I monaci l’avevano capito osservando gli animali: un animale ferito è sotto stress e trova istintivamente le risorse per guarirsi.
Prendi un uomo e mettilo in una situazione di stress da sopravvivenza; allora userà intelligenza e istinto per uscirne vivo, facendo emergere il genio che è in lui. Per questo i monaci iniziarono a elaborare i sistemi di lotta.
C’è chi dice che il wing xun è nato per questo o quel motivo. Ma come nasce il wing xun? Il wing xun nasce dall’osservazione della natura e dalla ricerca interiore dei monaci, ma col tempo deve evolvere per forza di cose. Oggi parlate italiano, non latino! Alcuni dicono che il sistema sia nato a Shaolin per battere Shaolin. Non penso. Si dice che il wing xun venne creato dalla monaca Shaolin Ng Mui, che secondo la tradizione fu una dei cinque scampati all’incendio del monastero. Scampare alla morte in un incendio è questione di fortuna, non di bravura. Per cui non è detto che questi monaci fossero i migliori del monastero. Comunque sia, perché dei monaci dovevano imparare a lottare? Qualcuno dice per difesa personale. Balle! I monaci erano poveri e vivevano lontani dal mondo, che bisogno avevano di difendersi da qualcuno?Allora dobbiamo considerare fattori storici prima del conflitto del Giappone la dinastia che c’erano in Cina provenivano Dall’Arabia, per questo motivo si può  comprendere la notevole differenza dallo  Shaolin.
Dobbiamo allenarci per essere codardi! Io mi sento male se penso a quanto siamo ostacolati dalle domande tipo: “Chi sono? Cosa devo fare? Perché sono qui?”. Esse riflettono il nostro condizionamento alla paura, dovuto alla società e alla religione. Perché la nostra specialità è complicare le cose semplici.
Fare le cose semplici non è facile; l’espressione cinese per dire “Come stai?”, tradotta letteralmente, è: “Hai mangiato oggi? “. Così uno straniero non dirà: “Non mi piace ballare! “, ma piuttosto: “Ho paura di ballare!”.
Abbiamo troppa vergogna della paura e tuttavia essa può scatenare un genio dentro di noi! Se non hai soldi e non hai da mangiare, ecco che arriva la sindrome di “oh, cacchio!” e per sopravvivere cominci a sviluppare tutte le tue potenzialità. Quindi usa la paura, è la tua migliore amica.
Ebbene, il chi sao del wing xun non è lotta, ma allenamento di sensibilità e paura! Lavorare sulle emozioni, e sulla paura in particolare, nel chi sao è importante. Questo è un messaggio: devi buttarti in questo lavoro. Perché felicità, tristezza e frustrazione sono dentro di te. Io alleno chi sao stando a contatto, completamente di fronte all’avversario, semplicemente perché questa è la peggiore situazione che ti può capitare. Aspetto, poi parto all’ultimo istante usando la velocità che viene sviluppata dalla paura. La tecnica dell’avversario sta arrivando e… “oh, cacchio!”, agisco quasi istantaneamente. Perché la velocità non è governata solo da fattori fisici. La paura e la sensibilità rendono efficace e veloce l’azione della struttura corporea. In questo senso imparare molte tecniche senza capire l’emozione, è pericoloso. E’ come suonare solo con la tecnica: non c’è anima. Il mio approccio all’allenamento si basa sul divertimento e sulla sensazione, perché, da una parte se non mi diverto è meglio che vada a fare qualcos’altro e dall’altra per l’importanza che ha la sensibilità. Sensibilità è consapevolezza totale del mio corpo e di ciò che mi circonda. Ne abbiamo un esempio nell’esercizio con una mano dan chi sao, in cui alleno me stesso a partire sempre dopo lo stimolo del mio compagno. Ma come faccio a lavorare sulla consapevolezza totale se penso solo alla lotta? Certo, molti insegnanti dicono che il wing xun è un sistema efficace per picchiare e io sono d’accordo: la lotta è molto importante, ma è una parte infinitesimale del wing xun. E’ stupido abbandonare una ricerca più complessa del tipo che ho illustrato e che, oltre tutto, è l’unica che ti permette di usare efficacemente il sistema.
Mi chiedo come facciano a capire le arti marziali i vari maestri che dicono ai loro allievi: “Se l’avversario attacca così, allora tu fai questo e quest’altro, oppure quelli che pubblicizzano i loro insegnamenti nei modi più assurdi, tipo dirigibile con la scritta luminosa: “street fighting, street grappling, street fuc” , parlando solo di rissa da strada.
Chi insegna a combattere nelle risse, insegna tecnica senza sensibilità. Ma la tecnica in sé è vuota: ciò che la rende efficace è un corretto lavoro sulla paura e sulla sensibilità. I vecchi maestri avevano pochi allievi, ma oggi come fai a lavorare sulla sensibilità e sulla paura se parli a cento persone solo di tecnica? Per questo non mi piace insegnare a chi ha in mente solo la rissa. Anche se è molto facile insegnare tante tecniche, parlare di rissa e allenarsi vestiti come gli Arabi di centocinquanta anni fa. Capire la semplicità del wing xun è un’altra cosa,controllare la rabbia, gestirla ed utilizzarla
La mia scuola e i miei punti di vista
Bisogna essere onesti e schietti com’era il mio maestro,  perciò io affermo che non sono un maestro, semplicemente perché non ho ancora commesso tutti gli sbagli! Solo chi ha già commesso tutti gli errori può insegnarti tutto e, di conseguenza, solo un uomo del genere può essere un maestro.
Di solito si cerca di presentarsi al meglio possibile, ma io devo farmi conoscere da chi ho di fronte per quello che sono, nel bene e nel male.”Sono le tue braccia… “, diceva. Se qualcuno viene da me e diventa bravo nel wing xun, non è merito mio; allo stesso modo non è colpa mia se un allievo rimane a un livello basso. Io posso solo mostrare gli errori che ho commesso percorrendo la mia strada e chiedere a chi mi segue di non ripeterli nel percorrere la sua.
Se attraverso quello che faccio andando per la mia strada, viene qualcosa di buono per gli altri, bene. Andare avanti facendo quello che va fatto, senza preoccuparsi di altro, Butta via il passato e vai avanti. Ogni passo con furbizia, senza preoccuparsi del futuro o del passato. Non mi lego al passato e non mi preoccupo di guardare troppo in là nel futuro. Mangio quanto basta e aspetto il momento della fine senza preoccuparmi.
Quando ero un bambino, giocando sono caduto da un albero. Mentre ero svenuto, quasi morto, ho visto una bellissima spiaggia deserta. Non mi preoccupo della mia morte. So che la mia spiaggia mi sta aspettando. Con questo mio atteggiamento, oggi ho allievi negli Usa (a Los Angeles), in Spagna, in Germania, in Svezia e in Italia. Durante gli  ultimi 15 anni, in Inghilterra ho poi creato due gruppi, oltre in “Asia”. Ogni gruppo è composto da 25 persone al massimo e per ogni gruppo ho una lista di attesa, per cui se qualcuno di un gruppo decide di andare via, lascia il posto ad altri. Caspita, però sto già lavorando troppo col wing xun. Mi sto fregando da solo con questa storia, non sono abbastanza pigro! Il tempo è la cosa più importante. La vita stessa in fondo, è un lasso di tempo, per cui è importante risparmiare e usare bene il nostro tempo, anche se non sto dicendo di fare un lavoro di tre anni in tre minuti! Il wing xun è uno specchio che puoi vedere solo tu, nel quale viene riflessa l’immagine di ciò che sei veramente, nel bene e nel male.

If possible attack,
if not possible control your attacker,
If you power your done power and after go attack
If you go out distance you go near.

POWER 
Go out your power
Go out power your aggressor 
Use power your aggressor 
Add power when use power your attacker 

Gli otto principi del Wing xun creano un sistema di difesa aggressiva che consente di adattarsi immediatamente ai movimenti, la forza e al modo di combattere di un aggressore. Questi principi sono estremamente semplici. Ciononostante richiedono anni di pratica nelle forme del Wing xun, nel Lat sao, nel Chi Sao” termini che significano braccio lato , e due braccia” e soprattutto con questi esercizi si può consentire al corpo di acquisire questi  e capirne le applicazioni in situazioni reali.

 

Oltre gli otto principi esitono altri principi altrettanto fondamentali:

  • Il principio della linea centrale.
Il principio della linea centrale
  • Il principio di simultaneità di attacco e difesa , allo stesso tempo difendere e attaccare
  • Il principio del cuneo.
  • Il principio della “raffica continua”.
  • Il principio della molla.
  • Il principio dei quattro cancelli.
  • Il principio del gomito fisso (, teoria del gomito nascosto
  • teoria del gomito raccolto

il wing-xun non si limita a unire tecniche di diversi stili di combattimento ma si differenzia da tutte le diciture perchè è un sistema di combattiento basato su principi logici, fisici, che permettono di analizzare, studiare le varie situazioni al fine di riconoscerle e individuarle per poi successivamente allenarsi nell’applicare la risposta più rapida ed efficace.

Nel wingxun a differenza si utilizzano braccie e gambe poi molte volte dipende da sedicente maestro che insegna ai propri allievi di utilizzar o no calci…….sovente volte si confornde il mezzo con lo scopo allenarsi nel wingxun oltre che a addestramento  d forme a mani nude che comprendono attacchi  i calci pugni completi per tutte le situazioni di aggressioni reali, forme potenziamento wodem dummy e forme con coltelli e bastone

ma spesso il chi-sao esercizio ke serve a svilppare si confonde con il combattimento e  molti tralasciano

la condizione fisica

Al pari di tutte le altre arti marziali  c’e’ allenamento allenamento

voglio essere serio: siccome in palestra il corso di Wing-xun è in contemporanea al mio, ogni tanto sbircio… e devo dire che molte cose che vedo mi piacciono, e le ritrovo applicate in modo differente anche nel karate che pratico. suppongo che possa servire come ogni altra cosa, ma penso che abbia i suoi limiti. come ogni altra cosa.

quel che apprezzo è la fluidità del gesto nel ritmo di parata-attacco portati pressoché in contemporanea. è utile e oltretutto può rivelarsi impiegabile per:
1) distrarre
2) cogliere di sorpresa
3) trasformare rapidamente le difese in attacchi e viceversa

però i calci sono inguardabili…

per come viene venduto e spinto, no al 90%.

ma vale lo stesso discorso per altre discipline di cosiddetta difesa personale.

non esistono sistemi infallibili, non esistono persone imbattibili, oddio…Fedor, GSP e A.Silva ci si avvicinano, ma le eccezioni esistono sempre.

rimane il fatto che il comune mortale, panzone o rachitico che sia, non diventa un lupo per strada allenandosi con sezioni e forme…sarà sempre e solo una pecora che si crede un lupo…e forse questa è la cosa più dannosa e pericolosa.
questo discorso ovviamente non vale solo per wing chun.
a… il Wing Xun serve per strada?

mi domando sempre come si comporterebbe un praticante di wing chun a confronto di uno di pugilato,le distanze sono simili mmmmmmmmmmm……

mi domando sempre come si comporterebbe un praticante di wingxun un a confronto di uno di pugilato,le distanze sono simili mmmmmmmmmmm……

Ma come… Non lo sapevi che Tyson praticava un versione di Wingxun addattata per il ring?

mi domando sempre come si comporterebbe un praticante di wing chun a confronto di uno di pugilato,le distanze sono simili mmmmmmmmmmm……

se si chiede quanto possa funzionare il wt in strada è un controsenso ipotizzare l’incontro fortuito con un pugile e dedda dutta  :) vorrei vedere un po tutti cosa farebbero con un buon pugile , fermo restando che prima dell’arte c’è la persona e che per strada le variabili da considerare sono molte di più rispetto ad un ring

La violenza? Nasce da un “cortocircuito” nel cervello

La violenza? Nasce da un “cortocircuito” nel cervello

 

Finalmente la scienza guarda la violenza con tutti e due gli occhi. Infatti, uno studio pubblicato su Science teorizza che l’ aggressività ha anche radici nel cervello. Sarebbe l’ incapacità di controllare un crescendo di segnali di allarme a provocare gli scoppi di ira. Le circa cinquanta dense pagine sulla violenza, pubblicate ieri su Science, rappresentano, e probabilmente rappresenteranno ancora per qualche anno, la summa del sapere scientifico su questo problema vasto, sfaccettato e di immediato interesse sociale. Le rassegne contenute nell’ inserto riportano interviste con neurofisiologi, farmacologi, psichiatri, sociologi, primatologi, nonché educatori, assistenti sociali, sceriffi, guardie penitenziarie e agenti dell’ Fbi. Gli articoli della ricerca fanno il punto sui centri e i circuiti nervosi dimostrabilmente connessi con l’ aggressività e la sregolazione delle cosiddette emozioni negative. Non manca, né poteva mancare, una breve lista di geni e di varianti (chiamate in gergo scientifico alleli) strettamente associati, nei primati e nell’ uomo, con possibili predisposizioni all’ aggressività. Ciò detto, le prese di distanza dagli spettri di Lombroso e della frenologia sono chiare e forti. Nessuno più vuole ridurre il problema della violenza alla bruta misura delle bozze frontali, nemmeno sotto le moderne forme dei livelli ormonali o della risonanza magnetica funzionale. La violenza resta un fenomeno a molteplici componenti, alcune delle quali biologiche ed individuali, altre collettive e socio-culturali. Il problema è individuarle sempre meglio e ricostruirne tutte le complesse interazioni. La ricerca sulle cause della violenza è stata troppo a lungo orba, chiudendo ora un occhio, ora l’ altro. L’ occhio destro, focalizzato su geni, ormoni, lobi cerebrali e predisposizioni individuali, non sapeva quello che, in un diverso laboratorio, o giù in strada, osservava l’ occhio sinistro, cioè schemi di socializzazione, interazioni familiari, povertà endemica, esaltazione di modelli violenti, il facile accesso alle armi da fuoco e alla droga. Simmetricamente, sociologi e riformatori sfoderavano il revolver solo a sentir parlare di correlati biologici dell’ aggressività. Adesso, gli articoli di Science dimostrano che questi paraocchi sono stati in parte rimossi. E le singole discipline si sono fatte più attente. Per esempio, gli etologi avevano un tempo invaso le librerie con racconti evoluzionistici dei nostri feroci antenati, scimmie assassine con antichissime e innate predisposizioni alla violenza. Le frequenti aggressioni individuali non letali tra scimmie della stessa colonia, osservate in natura e nelle gabbie, sembravano convalidare il ruolo regolatore inevitabile della violenza come distanziatore sociale, e come valvola naturale per la distribuzione del cibo, del territorio, dell’ accesso alla riproduzione. Da alcuni anni a questa parte, invece, si è anche osservato quello che succede dopo gli episodi violenti. Di conseguenza, oggi un tema centrale per i primatologi è quello della riconciliazione (uso proprio il loro termine). Dopo le botte e i morsi, molto spesso le scimmie prima avversarie si baciano, si abbracciano, si tengono per mano, si spulciano a vicenda. Konrad Lorenz, Desmond Morris, Robert Ardrey, Irven DeVore e compagnia, cioè la prima ondata di primatologi allarmisti, non aveva osservato il comportamento aggressivo abbastanza a lungo. La vicinanza fisica e sociale tra i due ex contendenti, dopo la riconciliazione, diventa spesso superiore e quella della media nel gruppo. Spesso le femmine, o un terzo maschio più vecchio, agiscono da riconciliatori. Ben prima di Camp David, quindi, lo sforzo a tre per una riconciliazione era già connaturato nei nostri antenati. Un altro messaggio centrale dell’ inserto di Science è che la violenza spesso nasce da una patologia di natura semiotica, se così si può dire. Cioè, i messaggi che normalmente preavvertono di una crescente tensione non vengono emessi, percepiti, o ben interpretati, da alcuni individui. Invece della normale de-escalation e della canalizzazione dell’ aggressività tra i contendenti verso interazioni accettabili (un baratto, un patto, una compensazione materiale, un gesto di scusa) si ha l’ opposto, cioè l’ escalation della violenza. Cosa può produrre questa mancanza di sensibilità ai messaggi anticipatori, e l’ incapacità di prevedere le conseguenze di una escalation violenta? Richard Davidson, Katherine Putnam e Christine Larson, della Università del Wisconsin a Madison, esperti di visualizzazione delle attività cerebrali, puntano il dito su circuiti cerebrali molto ben definiti. Le connessioni tra la corteccia prefrontale, l’ amigdala, l’ ippocampo, la corteccia cingolata anteriore e altri specifici centri cerebrali sono coinvolte nel riconoscimento e nell’ elaborazione dei messaggi di allarme che annunciano imminenti atti violenti. Danni traumatici a questi centri, o ai circuiti di connessione, o una loro congenita malformazione, producono una facilitazione alla violenza. Il libero arbitrio resta, ovviamente, ma lo sforzo per controllarsi diventa molto più intenso, mentre si abbassa la sensibilità alle prevedibili conseguenze dell’ aggressione. Questa loro minuziosa rassegna su Science è una miniera di dati, e una lettura obbligata per chi ancora dubitasse della possibilità di rintracciare, in singoli individui, correlati neurologici, biochimici e genetici di una particolare predisposizione alla violenza. Nasce allora spontanea la domanda: E poi, anche ammesso, che cosa facciamo? Il caso del piccolo Joshua Andrews diventa qui esemplare. Già quando aveva due anni dava calci a tutti, scappava di casa, faceva bizze terribili e tentava regolarmente di strangolare il suo criceto. Nonostante le cure di una mamma amorosa e gli agi di una famiglia abbiente, crescendo, l’ aggressività di Joshua peggiorava. Cacciato da più scuole, gli vennero diagnosticate ben tre gravi sindromi emotivo-comportamentali dai nomi complicati. Susan Andrews, la madre, ebbe la fortuna di incontrare uno psichiatra bravo: Enrico Mezzacappa, di Harvard. Guardando Joshua con tutti e due gli occhi, e non con uno solo, Mezzacappa amministrò sia psico-farmaci (Wellbutrin e Trazodone) che oculate tecniche di psico-terapia, con speciali programmi educativi a casa e a scuola. Oggi Joshua è un adolescente normale. Questa storia-modello narrata da Science è difficilmente generalizzabile alle moltitudini, ma, come dice il proverbio, anche il viaggio più lungo comincia con un passo. Massimo Piattelli-Palmarini

Le mie gambe continuano a zoppicare, ma la mia anima no, Violenza psicologica sociale ha influito?

Le mie gambe continuano a zoppicare, ma la mia anima no

Intervista a Mirella Santamato

«La vera trasgressione è essere felici»: finisce così una poesia di Mirella Santamato, dedicata a tutte le donne e le ragazze che lottano per affermarsi nella loro vita, disabili e non. Affermata giornalista, scrittrice e poetessa, Santamato – di cui presentiamo questa lunga intervista – ha incominciato la sua lotta per affermarsi nella vita sin da piccolissima, quando una forma di poliomielite le paralizzò gran parte dei muscoli del corpo

Mirella Santamato
Mirella SantamatoMirella Santamato è un’affermata giornalista, scrittrice e poetessa a livello internazionale. La sua prorompente bellezza l’ha portata anche a posare come modella per servizi fotografici e a sfilare sulle passerelle della moda. La sua intelligenza ha messo in difficoltà gli uomini.
Sposata, mamma di Elisa ed Elena, entrambe laureate, conduce una vita piena di impegni, tra conferenze, seminari e redazioni. È inoltre vicepresidente dell’Associazione “Altro pensiero”. (Annalisa Benedetti)

Mirella, la sua lotta per affermarsi nella vita comincia da piccolissima, quando una forma di poliomielite le paralizza gran parte dei muscoli del corpo e la porta alla soglia della morte. Chi la salvò?
«L’amore di mia mamma, che si prodigò, giorno e notte, per anni e anni, con ginnastica e pratiche terapeutiche affinché le mie gambe potessero riacquistare la forza di camminare. Ci siamo riuscite insieme e ora posso camminare in modo sufficientemente disinvolto, anche se con l’uso di un bastone».

Che cosa ricorda della sua infanzia e della sua adolescenza?
«Tanta paura. Paura di questa “diversità” che agli occhi degli altri appariva così strana e che mi attanagliava d’angoscia ogni volta che incontravo un bambino nuovo. Attraverso gli occhi degli altri bambini percepivo la loro e la mia paura. Credo che tutti i bambini sentano la paura di un mondo che non conoscono ancora, ma un handicap amplifica e aumenta questa percezione».

I suoi genitori decisero di portarla in Svezia per una particolare riabilitazione. Che cosa imparò in quegli anni e come fu l’impatto con il rientro in Italia?
«In Svezia non curarono le mie gambe, ma, appunto, la mia paura. La mia paura di cadere, ad esempio. In Italia cercavano, per diminuire il rischio delle cadute, di limitare le mie uscite fuori casa, in Svezia esattamente il contrario. Più c’era rischio di cadere, più loro mi spronavano a farlo e mi procuravano della cadute apposta affinché io superassi quella paura. Solo cadendo si impara a cadere e a non farsi male. Io imparai a cadere, come fanno gli stunt-men nei film. Ora posso andare ovunque e non ho più paura».

Come si è evoluto negli anni il rapporto con il suo corpo e la sua femminilità?
«Superata l’età infantile, tutti hanno l’impatto con la sessualità e tanti disagi adolescenziali nascono proprio da questo “impatto” sconosciuto. Come ho già detto, un handicap semplicemente amplifica i problemi: se un adolescente normale ha, supponiamo, un quoziente 80 di disagio, un adolescente con handicap ne avrà 180. Sapevo che un handicap fisico non avrebbe limitato la mia capacità di studio, né probabilmente quella lavorativa, se fossi stata brava, ma quella affettiva? Quella sessuale? Questi erano i campi impervi su cui mi dovevo misurare».

E come è andata?
«L’indagine su questo campo è stata sorprendente. Pensavo, come tutti mi avevano indotto a credere, che fossero le mie “gambe”, la mia “coda di pesce” ad impedire agli uomini di amarmi. Invece no. Il mio corpo andava loro benissimo, anzi! Il novanta per cento degli uomini che ho incontrato avrebbero fatto sesso con me sempre! Ero riuscita ad essere così bella fisicamente da risultare una donna attraente, fotografata dai più grandi fotografi di moda! Il punto, ahimè, era un altro. Il vero handicap non erano le mie gambe poco salde, ma il mio cervello troppo saldo. Gli uomini fanno fatica a relazionarsi con una donna intelligente, purtroppo. Vogliono ancora dominare, come è nel loro antico patrimonio culturale e non capiscono cosa si perdono! Insomma, il mio handicap non era ciò che “funzionava male” in me, ma ciò che funzionava “troppo bene”!».

Parlare al patner

1. “Ma come? Non hai ricevuto il mio sms?”

“Quale?”.

.

2. “Ti è piaciuto?”


3. “Facciamo a metà?”

4. “Conosci quella ragazza (o quel ragazzo)?”

5. “Come vedi il nostro futuro?”

Qual è la sua visione politica? Cosa vuole fare dopo la pensione? Andrà mai da un medico per il problema del russare? Queste sono le cose che contano davvero.

 Wingxun system per la tua sicurezza_!

Prevenzione e assistenza Alla sua cortese attenzione Wima associazione nata con lo scopo di aiutare le persone che sono vittime di violenza e abusi con la costituzione di osservatorio formato da consulenti e volontari che si occupano di individuare e monitorare il fenomeno della violenza. Se hai bisogno di aiuto e assistenza puoi contattarci Cordiali Saluti  Wima onlus Tel: 02-40047793 Facebook-Skipe Webwww.iwma.biz
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